• Lannaronca

3. Secondo viaggio in Thailandia: le Terre del Nord (prima parte)



Mercoledì 24 gennaio 2018

Questa mattina sveglia alle 4 e taxi alle 5 per portarci in aeroporto. Comincia una nuova avventura nelle Terre del Nord e noi non vediamo l’ora! In aeroporto facciamo colazione e ci imbarchiamo puntualmente su di un aereo della Nokair, dipinto come se fosse un uccello, molto particolare. Il volo dura poco più di un’ora, atterriamo a Chiang-Mai e ci mettiamo a cercare la nuova guida. Qui siamo al Nord e la temperatura è cambiata, ho quasi freddo in mezze maniche, forse ci voleva un golfino! Troviamo la nostra guida, una ragazza sorridente di nome Kik, già ci piace! I nostri compagni di avventura sono due coppie di giovani provenienti da Roma e dalle Marche con cui condivideremo le escursioni di tutti e tre i giorni. Subito si instaura un bel clima e saliti su di un comodo pulmino da 9 posti, cominciamo a familiarizzare.

La nostra prima meta è una zona a nord del paese chiamata Triangolo d’oro, antica zona di contrabbando e commercio d’oppio, un luogo diventato quasi mitico, dove si incontrano i confini di tre paesi: Thailandia, Myanmar e Laos. Prima però percorriamo un tratto a piedi in mezzo ad una fitta boscaglia, entriamo in un piccolo tempio e visitiamo il Museo dell’oppio, dove scopriamo alcune leggende sulle origini di questa piantina. Al centro c’è la ricostruzione di una capanna con all’interno un vecchio fumatore disteso mentre consuma la droga, è impressionante perché sembra vero. Vediamo anche l'intero processo di coltivazione, diverse pipe per il fumo e un'infinità di strumenti per misurare e pesare la pianta per il suo commercio. Kik è molto brava e coinvolgente nelle sue spiegazioni e noi non ci annoiamo per niente.

Poi risaliamo sul van e andiamo a mangiare in un posto incredibile, forse non è nemmeno un ristorante, l’aria è pulita ed il cielo blu cobalto, niente a che fare con l’umidità e lo smog di Bangkok, tutto un altro mondo! Ci portano un menù fisso, il cibo è vario e buonissimo e noi ci godiamo questo angolo di paradiso dove gli unici rumori sono le nostre chiacchere e le nostre risate.

Con il pulmino poi ci spostiamo ancora più a nord a Mae Sai, anzi nel punto più nord del territorio thailandese, che confina direttamente con il Myanmar, tramite un lungo ponte che attraversa il fiume Sai. Il fiume è marron, denso e limaccioso e quando piove straripa quasi sempre. Curioso è vedere che le macchine si fermano a metà ponte e cambiano verso di guida: in Myanmar a destra e in Thailandia a sinistra.

Questo ponte è sempre affollato di traffico, specialmente commercianti che portano con loro legno di sandalo, giade e rubini oltre a prodotti artigianali del Myanmar. Ma anche nell’altro senso un buon numero di thailandesi lo attraversano per recarsi in Myanmar portando con loro oggetti per la casa e le celebri fragole di Mae Sai. Tutti le vendono ma a me sembravano appena appena rosa e decisamente acerbe.

Mae Sai è una semplice cittadina ma scopriamo che è un unico grande mercato rumoroso e variopinto, migliaia di negozi offrono la mercanzia più svariata a costi molto bassi. Ma le merci più interessanti sono l'argento e la giada importanti direttamente dall’antica Birmania.

Dopo aver acquistato qualche oggettino con la supervisione di Kik, percorriamo l’ultimo tratto di strada fino a Chiang Rai dove ci sistemiamo nel nuovo hotel e ci riposiamo prima di cena.

Verso le 19 prendiamo un taxi andiamo a vedere il night bazar. Non è grandissimo, ma ci sono cose molto carine e i prezzi sono abbastanza buoni. Soprattutto bella la piazzetta, piena di bancarelle di street food, ma noi questa sera abbiamo voglia di cambiare, così troviamo un ristorantino, dove mangiamo in completo relax allietati da un chitarrista che suona dal vivo musica americana e andiamo a letto presto.

Giovedì 25 gennaio 2018


Carichiamo le valigie e partiamo per il giro di oggi che sarà lungo e molto interessante.

Dopo pochi chilometri arriviamo al molo di, sul fiume Lao, che congiunge la città di Chiang Rai con la città di Chiang Mai e poi sfocia nel Mekong. Qui saliamo su di una tipica barca chiamata Long Tail e navighiamo per circa un’ora immersi in un bellissimo paesaggio, ma fa molto freddo per cui indossiamo anche le giacche a vento per ripararci soprattutto dal vento.

Arriviamo al piccolo villaggio degli Akha, originari della provincia cinese dello Yunnan, per assistere a uno scorcio di vita locale. Le loro case sono palafitte arredate con il minimo indispensabile. Al nostro arrivo, le donne espongono i loro manufatti, sciarpine che tessono davanti ai nostri occhi e piccoli monili in argento. La dignità di quelle persone, la vita tranquilla che conducono e lo sguardo indulgente degli anziani verso di noi, impegnati a frugare con gli occhi nelle loro case spartane, ci fanno sentire un po’ a disagio. Passeggiamo tra le case e ammiriamo i loro bellissimi vestiti tradizionali, incontriamo infine una vecchina che ne indossa uno con orgoglio e si fa fotografare chiedendo 20 bath (50 centesimi). Kik le fa alcune domande e scopriamo che ha quasi 100 anni, ma è ancora molto attiva e vivace!

Il nostro autista viene a prenderci e ci conduce alla prossima tappa: Il White Temple o Wat Rong Khun, che è, senza dubbio, il tempio più stravagante che abbiamo mai visto, un’opera recente, e non ancora completata.

Osservandolo da lontano, il tempio appare sfavillante, bianchissimo, e brilla alla luce del Sole. Il materiale utilizzato è la calce bianca, mescolata a tanti piccoli frammenti di specchio distribuiti su tutta la costruzione. Un colpo d’occhio notevole! Immediatamente veniamo catapultati nel mondo surreale di questo giovane architetto decisamente originale.

Ma certo non è solo questo quello che ci colpisce, attraversando il ponte che conduce all’interno del Wat, vediamo una scultura che rappresenta decine di mani tese verso il cielo che spuntano da una vasca a forma circolare quasi provenissero dall’oltretomba, simboleggiano l’Inferno, mentre il ponte la rinascita e il Paradiso.

Una volta entrati nel Wat, rimaniamo scioccati ed increduli. Le facciate interne del tempio sono tappezzate di personaggi del mondo moderno alquanto strambi e fantasiosi, riconosciamo Batman, Neo di Matrix, Elvis Presley e Superman e la statua di cera, con tanto di occhiali, di un monaco famoso, così ben fatto che sembra vero. Insomma un’opera non affatto convenzionale. Infine, anche noi, come molti turisti, acquistiamo alcuni ornamenti particolari. Si tratta di sottili lamine in metallo sulle quali scriviamo un desiderio; le appendiamo poi come simbolo di speranza e di buon auspicio per il futuro.

Pranzo con una selezione di piatti locali e poi via, verso la prossima meta!

Sulla strada per Chiang Mai, a qualche decina di km di distanza, facciamo una sosta a Wang Pa Pao, presso una sorgente sulfurea di acqua calda, chiamata Hot Spring. Nel piazzale c’è un grande geyser e una vasca di cemento dove i locali mettono a cuocere nell’acqua caldissima della sorgente, in piccoli contenitori, uova di gallina e di quaglia, mentre in un giardino lì vicino scorre un piccolo torrente con la stessa acqua dove ci si può sedere e immergere i piedi. Naturalmente il tutto è contornato dal solito mercatino pieno di bancarelle.

Infine, dopo un lungo tragitto in montagna, raggiungiamo, a 1000 metri di altitudine, il tempio più grande di Chiang May, il Wat Phratat Doi Suthep, veramente è un grande complesso ricco di templi, circondato da alte mura e una fitta vegetazione. Per raggiungerlo bisogna salire una scalinata composta da più di 300 gradini, noi però scegliamo una comoda funicolare per raggiungere la cima.

Al centro ci incantiamo nel vedere una grandissima campana dorata, struttura di grande bellezza, attorno alla quale i fedeli fanno tre giri pregando e portando in mano fiori di loto e incenso incuranti dei tanti turisti che li osservano.

Kik ci racconta la storia del tempio e dell’elefante che trasportò una reliquia di Budda sopra alla quale fu eretta la grande campana e poi torniamo sul van per raggiungere l’hotel. Percorriamo strade di montagna e ci vuole quasi un’ora per raggiungere l’hotel di Chiang Mai. Siamo stanchi, oggi abbiamo fatto quasi 300 chilometri!

Ci concediamo una lunga doccia e un’oretta di riposo e poi usciamo per andare a cena. Ci dirigiamo verso il fiume e anche qui troviamo un grandissimo mercato notturno, il Night Bazar. Seguiamo la musica e troviamo una piazzetta dove c’è una grandissima varietà di Street Food. Troviamo da sedere e mangiamo occidentale: Beef BBQ e patatine fritte ascoltando un’orchestrina dal vivo.


#ChiangRai #ChiangMai #thailandia2

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